- CAPITOLO 4 -

LA REPUBBLICA DELLA CARNIA

Una terra libera tra le montagne

Nell’estate del 1944, mentre l’Italia settentrionale era ancora occupata dalle forze tedesche e fasciste, nelle montagne del Friuli accadde qualcosa di straordinario.

La guerra continuava. Il fronte attraversava ancora l’Italia e la Germania nazista manteneva il controllo di gran parte del Nord. Il Friuli, per la sua posizione geografica e per le vie di comunicazione che conducevano verso l’Austria e il territorio del Reich, aveva inoltre un’importanza strategica particolare.

Eppure, proprio nelle vallate della montagna friulana, il controllo degli occupanti cominciò progressivamente a indebolirsi.

La Resistenza era cresciuta. Le formazioni partigiane erano diventate più numerose e organizzate e riuscivano a muoversi su un territorio che conoscevano profondamente. La presenza delle forze nazifasciste diventava sempre più difficile da mantenere nelle vallate e nei piccoli centri della montagna.

Paese dopo paese, valle dopo valle, un vasto territorio della Carnia e dell’Alto Friuli venne sottratto al controllo degli occupanti.

Per alcune settimane decine di paesi e intere vallate furono liberi.

Per chi viveva in quei luoghi il cambiamento non era soltanto militare. Dopo anni nei quali ogni aspetto della vita pubblica era stato sottoposto al controllo della dittatura, improvvisamente le autorità fasciste non c’erano più. In molti paesi bisognava decidere chi avrebbe amministrato il comune, come garantire i servizi, come distribuire le risorse e come affrontare le difficoltà quotidiane di una popolazione che continuava a vivere nel mezzo della guerra.

La libertà conquistata dai partigiani poneva quindi una domanda nuova e molto concreta:

che cosa significa essere liberi quando bisogna anche governare?

Dopo oltre vent’anni di dittatura fascista, le comunità locali si trovarono nella condizione di dover nuovamente discutere, scegliere, assumersi responsabilità e cercare forme di rappresentanza.

Non era una situazione preparata a tavolino. Nasceva nel pieno della guerra, in condizioni difficilissime, con poche risorse e con la consapevolezza che le forze tedesche avrebbero potuto tentare in qualsiasi momento di riconquistare il territorio.

Eppure, proprio in quella situazione precaria, accanto alla lotta partigiana prese forma un esperimento politico e civile di autogoverno democratico.

Per un breve periodo quelle montagne non furono soltanto un territorio liberato. Divennero uno spazio nel quale, mentre la guerra non era ancora finita, si cominciò concretamente a immaginare e a costruire ciò che avrebbe potuto esistere dopo il fascismo.

Era nata la Zona Libera della Carnia e dell’Alto Friuli.

UNA TERRA LIBERATA

Durante l’estate del 1944 la Resistenza raggiunse in Friuli uno dei momenti di maggiore espansione.

Le formazioni partigiane Garibaldi e Osoppo, espressione di culture politiche differenti, operarono sul territorio contribuendo alla progressiva liberazione di paesi e vallate.

La Zona Libera arrivò a comprendere un territorio molto vasto, esteso per oltre 2.500 chilometri quadrati, in un’area montuosa strategicamente importante tra il Friuli e il confine con l’Austria.

La ritirata o l’allontanamento dei presidi nazifascisti pose però immediatamente un problema nuovo.

Liberare un territorio significava anche governarlo.

Bisognava garantire gli approvvigionamenti, mantenere i servizi essenziali, amministrare la giustizia, organizzare le scuole e trovare un equilibrio tra le esigenze della guerra partigiana e quelle della popolazione civile.

Per la prima volta dopo oltre vent’anni di fascismo, molte comunità poterono tornare a confrontarsi direttamente con la gestione della propria vita politica e amministrativa.

In un’Italia ancora divisa dalla guerra, quelle vallate divennero così uno spazio nel quale provare a immaginare concretamente ciò che sarebbe potuto venire dopo il fascismo.

La libertà conquistata con le armi cominciava a trasformarsi in una responsabilità civile.

UN ESPERIMENTO DI DEMOCRAZIA

La Zona Libera non fu quindi soltanto un territorio controllato militarmente dai partigiani.

Nei comuni liberati vennero costituiti organismi amministrativi e rappresentativi con l’obiettivo di restituire alle comunità una forma di partecipazione alla vita pubblica.

Nell’agosto 1944 furono organizzate elezioni per i Comitati comunali e il 26 settembre 1944, ad Ampezzo, si costituì la Giunta di Governo della Zona Libera.

Erano decisioni prese mentre la guerra continuava a pochi chilometri di distanza.

L’autogoverno dovette confrontarsi immediatamente con problemi estremamente concreti: l’approvvigionamento della popolazione, la distribuzione delle risorse, la fiscalità, l’amministrazione della giustizia, la scuola e il funzionamento degli enti locali.

Non si trattava quindi di immaginare astrattamente una società futura, ma di governare un territorio reale in condizioni eccezionali, con risorse limitate e sotto la costante minaccia di una controffensiva tedesca.

L’esperienza ebbe una durata breve, ma assunse un significato che andava oltre quei pochi mesi.

Dopo una dittatura durata più di vent’anni, uomini e donne tornavano a confrontarsi con concetti come rappresentanza, partecipazione e responsabilità collettiva.

Per alcune settimane, mentre tutt’intorno continuava la guerra, nelle montagne della Carnia si sperimentò concretamente una forma di autogoverno democratico.

Ma quella libertà era fragile.

E il Terzo Reich non poteva permettere che un territorio così importante rimanesse fuori dal proprio controllo.

GARIBALDI E OSOPPO

A difendere il territorio erano soprattutto le formazioni partigiane Garibaldi e Osoppo.

Le prime erano legate prevalentemente alla componente comunista della Resistenza; le seconde raccoglievano forze di diversa ispirazione, in particolare cattolica, azionista e laica, accomunate dalla lotta contro l’occupazione nazifascista.

Le differenze politiche e ideologiche tra le due componenti erano reali e non scomparvero durante la guerra.

Ma nelle montagne friulane la necessità di combattere un nemico comune portò anche a forme di collaborazione, mentre il controllo partigiano del territorio diventava sempre più esteso.

Per i tedeschi, tuttavia, la presenza di una grande area libera nelle montagne friulane rappresentava un problema militare e strategico che non poteva essere ignorato.

La Carnia non era una regione periferica priva di importanza.

Attraverso quelle vallate e attraverso il Friuli passavano vie di comunicazione fondamentali verso l’Austria e il territorio del Reich. Con l’andamento della guerra sempre più sfavorevole alla Germania, garantirne il controllo diventava essenziale.

La Zona Libera costituiva quindi contemporaneamente un simbolo politico della Resistenza e una minaccia concreta alle retrovie tedesche.

La sua esistenza non sarebbe stata tollerata a lungo.

LA CONTROFFENSIVA

Nell’autunno del 1944 le forze tedesche e fasciste avviarono una vasta offensiva con l’obiettivo di riprendere il controllo della Carnia, eliminare la Zona Libera e mettere nuovamente in sicurezza le vie di comunicazione verso l’Austria.

Il rapporto delle forze era profondamente squilibrato.

Contro le formazioni partigiane vennero impiegati uomini, mezzi e reparti in grado di esercitare una pressione crescente sulle vallate.

Alle operazioni parteciparono anche formazioni cosacche e caucasiche che stavano giungendo nella regione.

Per la prima volta le due storie che abbiamo seguito separatamente nei capitoli precedenti si incontravano direttamente: quella della Resistenza friulana e quella delle popolazioni cosacche che la guerra aveva condotto fino all’Italia nordorientale.

La superiorità militare degli attaccanti costrinse progressivamente le formazioni partigiane ad abbandonare i centri e a ripiegare verso le montagne, tornando a forme di combattimento clandestino e di guerriglia.

Paese dopo paese, valle dopo valle, il territorio della Zona Libera venne riconquistato.

L’esperimento di autogoverno democratico della Carnia era terminato.

Ma la riconquista non significava un ritorno alla situazione precedente.

Qualcosa di nuovo stava per accadere.

UNA TERRA PER IL KOSAKENLAND

La caduta della Zona Libera della Carnia non segnò soltanto la fine di una delle più significative esperienze di autogoverno della Resistenza italiana.

Liberò, dal punto di vista delle autorità tedesche, il territorio destinato a un altro progetto.

Nelle vallate appena riconquistate cominciarono infatti a insediarsi migliaia di cosacchi e caucasici insieme alle loro famiglie.

Le conseguenze per le comunità locali furono immediate.

Case ed edifici vennero requisiti, famiglie furono costrette a condividere o ad abbandonare spazi nei quali avevano sempre vissuto, mentre uomini, donne, bambini, carri, cavalli e animali provenienti dall’Europa orientale diventavano parte del paesaggio quotidiano dei paesi della Carnia.

Quella che fino a quel momento era stata soprattutto una promessa politica e militare tedesca cominciava ad assumere una forma concreta.

Le comunità cosacche cercarono di ricostruire nelle vallate friulane le proprie strutture civili, militari e religiose. Comparvero stanitse, comandi, scuole, ospedali e luoghi di culto. Le gerarchie cosacche si sovrapposero alla geografia e alla vita delle comunità locali.

Nel giro di poche settimane lo stesso territorio aveva conosciuto due trasformazioni radicali.

Prima la liberazione dall’occupazione nazifascista e l’esperienza dell’autogoverno.

Poi la controffensiva, la sconfitta della Zona Libera e l’arrivo di migliaia di nuovi abitanti ai quali era stato promesso proprio quel territorio.

Per la popolazione friulana iniziava una nuova fase della guerra.

Non si trattava più soltanto di vedere transitare soldati o reparti militari.

I cosacchi erano arrivati per restare.

Almeno questo era ciò che era stato loro promesso.

La Zona Libera lasciava il posto al Kosakenland.

IL FILM - Capitolo 4

"LA CADUTA DELLA REPUBBLICA DELLA CARNIA E DELL'ALTO FRIULI"

Carnia e Alto Friuli · 1944

Il quarto capitolo racconta l’esperienza della Zona Libera della Carnia e l’offensiva che nell’autunno del 1944 pose fine all’autogoverno partigiano.

INQUADRAMENTO STORICO

LUOGO

Carnia e Alto Friuli

PERIODO

Estate – autunno 1944

ARGOMENTO

La nascita della Zona Libera della Carnia, l'esperienza dell'autogoverno e la successiva riconquista del territorio da parte delle forze tedesche e collaborazioniste.

VIDEO

[durata da inserire]